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Alcamo, la Cna: “Il nuovo Piano regolatore mette a rischio lo sviluppo del polo produttivo di Sasi”

– ALCAMO, sabato 4 APRILE 2026 – Rimane nel vortice delle polemiche, l’iter di revisione del Piano regolatore generale del Comune di Alcamo. Con una nota, oggi la Cna (Confederazione nazionale artigianato) di Trapani esprime “forte preoccupazione per il futuro dell’area produttiva di contrada Sasi ad Alcamo, in merito agli effetti che la variante generale del Prg, recentemente adottata dal Comune di Alcamo, potrebbero produrre”. La Cna spiega infatti: “Il nuovo Piano prevede un indice edificatorio (1,75 metri cubi / metri quadrati) nettamente inferiore rispetto ai parametri stabiliti da quello vigente (approvato nel 2001), e introduce vincoli più stringenti (quali la distanza minima di 5 metri dal confine e l’introduzione del lotto minimo di 1.000 metri cubi) che in molti casi determinerebbero la totale o quasi totale inedificabilità dei lotti, con conseguente perdita di valore degli immobili e impossibilità di programmare ampliamenti o nuovi insediamenti produttivi”.

Il servizio pubblicato un mese fa, in occasione di un incontro pubblico per affrontare le problematiche del Piano regolatore generale

“Siamo di fronte ad un cambio delle regole che mette a rischio gli investimenti che le imprese hanno già effettuato in buona fede e nel pieno rispetto delle norme vigenti – dichiara, nel ruolo di vicepresidente della Cna Trapani, Giovanni Marchese (nel riquadro dell’immagine qui in alto, raffigurante il polo produttivo di Sasi) -. Non si può chiedere alle aziende di programmare il proprio futuro su basi incerte o mutevoli. La continuità amministrativa non è un dettaglio tecnico, ma un principio che tutela chi produce valore e occupazione, ogni modifica retroattiva ai diritti edificatori genera sfiducia e mette a rischio la tenuta del tessuto produttivo”.

La Cna sottolinea un ulteriore elemento di criticità, “rappresentato dal venir meno, nel nuovo Piano regolatore – indica infatti – del progetto relativo al Centro Servizi dell’area PIP, previsto nei precedenti strumenti urbanistici e considerato strategico per il supporto alle imprese”. In particolare, secondo Marchese, “la cancellazione del Centro Servizi è un passo indietro incomprensibile. Si tratta di un’infrastruttura fondamentale per lo sviluppo e la competitività dell’area. Rinunciarvi significa abbandonare una visione moderna del sistema produttivo”.

Quello di contrada Sasi, ovviamente, rappresenta un presidio fondamentale per l’economia locale, pertanto la Cna Trapani chiede che, “in sede di approvazione definitiva del Prg, venga confermata la capacità edificatoria prevista dal Piano del 1997–2001 per l’intera area, scongiurando così modifiche che penalizzerebbero le imprese”.

“La tutela dei diritti edificatori – tiene a puntualizzare Giovanni Marchese – non è una rivendicazione di parte, ma un principio di equità, continuità amministrativa e rispetto degli investimenti produttivi. Difendere l’area PIP significa difendere lavoro e sviluppo. Ogni scelta urbanistica deve essere orientata a rafforzare, non a indebolire, la capacità delle imprese di crescere, innovare e generare occupazione. Siamo certi che l’attuale amministrazione vorrà farsi carico di queste criticità – conclude dunque -, valutandole con attenzione e responsabilità in sede di approvazione definitiva del Prg, nell’interesse delle imprese, dei lavoratori e dello sviluppo produttivo della città”.

Nelle scorse settimane tra l’altro, occorre ricordarlo, la giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo per il potenziamento ed efficientamento delle urbanizzazioni primarie e interventi ecosostenibili nell’area artigianale e industriale di contrada Sasi. Il nuovo progetto si candida ad un finanziamento regionale di circa 1 milione 500 mila euro, nell’ambito del Programma operativo del Fondo europeo di sviluppo regionale (Po-Fesr) Sicilia 2014/2020, e prevede la realizzazione delle bretelle viarie B6 e B7, già contemplate nel progetto di massima del 1999 ma non ancora realizzate.