– ALCAMO MARINA, lunedì 26 GENNAIO 2026 – Quando trascorre mezzo secolo, senza che si sia riusciti ad approdare ad una veritiera ricostruzione di un accaduto delittuoso, né ad accertarne le responsabilità e le identità di chi lo ha compiuto, è evidente che soltanto la tristezza e la vergogna della cosiddetta società civile si facciano spazio. Coinvolgendo, in particolare, gli animi più sensibili. E rendendo piuttosto inutile, ai fini celebrativi, enfatizzare la rotondità di un numero. Semmai, sancisce probabilmente la cristallizzazione di una disperata, vana ricerca di verità, quel “cinquanta” che, tra oggi e domani, segna infatti la misura di lunghezza temporale della ricorrenza annuale dell’eccidio dei due carabinieri Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo (da sinistra a destra nei due riquadri qui in alto), trovati crivellati di colpi d’arma da fuoco la mattina del 27 gennaio 1976, un martedì come la giornata di domani, all’interno della casermetta di Alcamo Marina in cui prestavano il loro servizio di militari dell’Arma.
Domani mattina, l’estremo sacrificio di Falcetta e Apuzzo sarà ricordato e onorato con la consueta serie di riti programmati, come ogni anno: una messa con i familiari delle vittime e con le autorità militari e civili nella chiesa Stella Maris e, a seguire, un corteo dei partecipanti per raggiungere, percorrendo la via intitolata ai due carabinieri, la stele commemorativa che si erge al centro del poco distante largo Virgo Fidelis. Il luogo dove, infatti, fino a quel gennaio del 1976, era operativa la casermetta dei Carabinieri ad Alcamo Marina. La località balneare, dopo quella strage, mai più è stata dotata di un presidio fisso delle Forze dell’ordine. Sembra quasi un segnale di pubblica resa, di fronte all’ineluttabilità di una prepotenza oscura.
Clamorosi stravolgimenti giudiziari, la riaccensione dei riflettori sulla vicenda nell’ultimo ventennio e, ad oggi, il riproporsi di attività d’inchiesta anche da parte di alcuni filoni giornalistici, documentaristici, passando anche per la cinematografia e la pubblicazione di libri al riguardo, purtroppo non si è tradotta in un concreto risultato per individuare le responsabilità e i motivi del misfatto. La sanguinosa morte dell’appuntato Salvatore Falcetta, trentaseienne originario di Castelvetrano, e del carabiniere Carmine Apuzzo, diciannovenne proveniente da Castellammare di Stabia, rimane senza un perché, senza autori e con, ancora, molti dubbi anche circa le modalità effettive in cui l’eccidio fu eseguito.
Il servizio video
Alcamo Marina, 50 anni senza sapere chi e perché uccise i due carabinieri. Domani le celebrazioni per commemorare Falcetta e Apuzzo






















