– ALCAMO, venerdì 6 NOVEMBRE 2026 – I dati peggiori, in riferimento alle analisi dei fiumi e dei torrenti che sfociano nel Golfo di Castellammare, sono stati registrati per quanto riguarda il rio Nuccio e il torrente Canalotto in territorio di Alcamo, già al centro dell’attenzione pubblica, a causa degli anomali sversamenti che si riscontrano dall’area del depuratore comunale. Si tratta dei risultati emersi a conclusione del progetto “Acqua d’aMare”, finanziato dal Gal Pesca “Golfi di Castellammare e Carini”, con in prima linea FareAmbiente Laboratorio di Alcamo, Arpa Sicilia, Lega Navale Italiana e istituti superiori del territorio. I dati sono stati presentati questa mattina al Centro congressi Marconi di Alcamo.
Un migliaio gli studenti coinvolti, nella serie di attività formative e di sensibilizzazione previste nel progetto, effettuando studi, prelievi e analisi tra l’inizio del 2025 e la prima metà di quest’anno. Risultano, in particolare, a giugno e a dicembre 2025, lungo il percorso rio Nuccio – torrente Canalotto (quindi dal depuratore di Alcamo fino a valle verso Alcamo Marina), “picchi spaventosi di escherichia coli, con punte di 500 mila unità formanti colonie ogni 100 millilitri, e 260 mila enterococchi intestinali”, afferma Denis La Rosa, responsabile dell’azienda alcamese Omega3 specializzata in analisi delle acque e che ha, infatti, svolto i campionamenti anche nei territori di Castellammare del Golfo e Calatafimi Segesta, riscontrando “uno stato ecologico cattivo”, come lo stesso La Rosa evidenzia. Sempre dalle analisi, risulta più contenuta ma pur sempre allarmante, in certi periodi, l’entità dei dati d’inquinamento del fiume San Bartolomeo tra Alcamo e Castellammare.
Girolamo Culmone, presidente di FareAmbiente Laboratorio di Alcamo, annuncia: “Metteremo a disposizione di tutta la collettività i dati raccolti e cercheremo di sensibilizzare tutti i Comuni del Golfo di Castellammare”.
Per Arpa Sicilia è intervenuto il responsabile dell’unità operativa acque interne Giovanni Vacante, il quale ha confermato la gravità della problematica per l’ecosistema del Golfo di Castellammare, considerato “area sensibile” in base alla direttiva europea del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane, per la vulnerabilità all’inquinamento da nutrienti (eutrofizzazione). In ambito regionale, tale individuazione, sancita sin dal 2003, si traduce in precisi obblighi a carico dei Comuni: gli impianti di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane che scaricano nel golfo sono soggetti a norme più restrittive riguardo all’eliminazione dell’azoto e del fosforo e a trattamenti depurativi più spinti rispetto alle aree normali. Com’è noto, tra l’altro, Castellammare deve ancora dotarsi del depuratore comunale.
Il servizio video
L’inquinamento del Golfo di Castellammare in un report presentato oggi ad Alcamo. Gli allarmanti risultati a conclusione del progetto “Acqua d’aMare” che ha coinvolto anche le scuole



































