– Venerdì 13 MARZO 2026 – Meglio tardi che mai. Quando, infatti, sembrava che, stranamente, fosse scemata l’attenzione pubblica sul caso in termini di rischi ambientali, ecco che in queste ore la vicenda torna sotto i riflettori delle cronache. Si tratta della situazione relativa alla nave metaniera russa Arctic Metagaz (qui in alto, in un’immagine tratta da VesselFinder) che, come pubblicato anche qui prontamente su AlcaMondoBlog, una decina di notti addietro nei pressi dell’isola di Malta era stata (in circostanze non ancora del tutto chiare, anche se i russi accusano dell’attacco l’Ucraina) bombardata per mezzo di droni ed è tuttora alla deriva, in acque maltesi ed essendo rimasta ancora a galla, con un carico di oltre 60 mila tonnellate di gas liquefatto e 900 tonnellate di gasolio. Un caso al quale, oggi, è stato dedicato un vertice presieduto dalla premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
La nota pubblicata oggi dal Governo è abbastanza chiara. “Al centro dell’incontro – riporta infatti – la situazione della nave LNG Arctic Metagaz, battente bandiera russa, che trasporta consistenti quantitativi di gas, olio pesante e gasolio e che da alcuni giorni si trova alla deriva, senza equipaggio, nel Mar Mediterraneo. Premesso che l’imbarcazione si trova attualmente all’interno della zona SAR maltese, e che le autorità di Malta hanno stabilito una distanza di sicurezza minima di 5 miglia nautiche, il Governo italiano ha assicurato al Governo de La Valletta la condivisione del monitoraggio avviato fin dal primo momento. L’Italia ha inoltre confermato la propria disponibilità – conclude la nota di Palazzo Chigi – a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto”.
E anche il WWF, oggi, afferma di seguire “con massima allerta la situazione della metaniera russa, alla deriva dopo una serie di esplosioni avvenute tra il 3 e il 4 marzo, attualmente localizzata a circa 26 miglia da Linosa nel Canale di Sicilia. L’imbarcazione, priva di equipaggio e fuori controllo – prosegue la nota del WWF –, trasporta un carico estremamente pericoloso di circa 900 tonnellate di gasolio e oltre 60.000 tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL)”. Il WWF non ha dubbi, ormai, sulla necessità di chiedere alle autorità competenti di intervenire. Titola, infatti, a caratteri cubitali: “Rischio elevatissimo”. Perché, come spiega, “una potenziale fuoriuscita potrebbe causare incendi, nubi criogeniche letali per fauna marina, e inquinamento ampio e duraturo delle acque e dell’atmosfera. L’area interessata è di eccezionale valore ecologico, con ecosistemi profondi fragili e una biodiversità tra le più elevate del bacino mediterraneo. Ospita, tra gli altri – aggiunge -, quasi tutte le specie marine protette del Mediterraneo, sia pelagiche che bentoniche, dalle tartarughe marine ai cetacei, ed è attraversata da grandi predatori pelagici come il tonno rosso e il pescespada”.
“Il rischio ambientale è quindi elevatissimo e potenzialmente irreversibile – ribadisce e sottolinea -, con serie ricadute anche sulle economie delle Isole Pelagie, basate su pesca e turismo. Inoltre, è l’ennesima prova della pericolosità del continuare a dipendere energeticamente dalle fonti fossili le cui emissioni hanno un impatto decisivo sulla crisi climatica, che hanno conseguenze gravissime sull’ambiente durante tutto il loro ciclo di vita e che in caso di incidenti puntuali comportano rischi elevatissimi sui territori interessati. Viene anche da chiedersi – è l’osservazione che, inoltre, il WWF scrive sul proprio sito – cosa ci facesse una metaniera russa nel Canale di Sicilia, visto il blocco delle forniture derivante dall’embargo, valido per i Paesi dell’Unione Europea”.























