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“Tasse alte e servizi ai minimi”, l’allarme della Cna. Ecco come in provincia di Trapani le imprese soffrono la pressione fiscale: più della metà dei redditi si versa in imposte e contributi

– Martedì 23 SETTEMBRE 2025 – Versare in imposte e contributi oltre la metà, ossia il 52,7 per cento, del loro reddito d’impresa. Questa è la condizione in cui le ditte della provincia di Trapani iscritte alla Cna, la Confederazione nazionale artigianato e della piccola e media impresa, si trovano ad affrontare. In pratica, sono costrette a lavorare 193 giorni all’anno, soltanto per coprire il peso fiscale. Una situazione per la quale, il cosiddetto “Tax Free Day”, vale a dire il giorno in cui l’azienda inizia idealmente a guadagnare per se stessa, scatta soltanto l’11 luglio. Si tratta di un’analisi che rientra, infatti, nel quadro dei dati delle 114 province italiane in cui si è realizzata la settima edizione dello studio “Comune che vai fisco che trovi”, relativo al 2024 e a cura dell’Osservatorio sul fisco della Cna nazionale.

Soltanto in 10 Comuni, come emerge dallo studio della Cna, il total tax rate è inferiore al 50 per cento. Bolzano, in tal senso, si conferma sul gradino più alto del podio con una tassazione al 46,3 per cento, mentre a chiudere la graduatoria è Agrigento con una pressione fiscale complessiva del 57,4 per cento. La provincia di Trapani risulta al settantasettesimo posto di questa speciale classifica (nell’immagine in alto e in quella seguente, più nel dettaglio, le statistiche fornite dalla Cna trapanese). Il documento fotografa perfettamente l’elevato livello di pressione fiscale cui devono far fronte le imprese italiane, e che inevitabilmente rallenta la loro crescita.

Il rapporto individua un complesso paniere di tasse e tributi nazionali, regionali e locali, differenziando tra Irpef, addizionale Irpef regionale e comunale, Irap, Imu, Tassa sui rifiuti e Tasi, evidenziando inoltre le differenze tra territori e territori in ragione della pressione esercitata dagli enti locali.

“Questi numeri mettono in luce una situazione che da anni penalizza le piccole realtà imprenditoriali della provincia – dichiarano l’alcamese Giuseppe Orlando e Francesco Cicala (da destra a sinistra in quest’immagine), nei rispettivi ruoli di presidente e segretario di Cna Trapani -. La pressione fiscale, così strutturata, ostacola non solo la crescita, ma anche la sopravvivenza delle imprese, soprattutto quelle artigiane e commerciali che costituiscono l’asse portante dell’economia del nostro territorio”.

“Fare impresa nel nostro territorio – commentano pertanto – è un vero e proprio atto di coraggio. A fronte di tasse altissime, gli imprenditori devono fare i conti anche con l’assenza di infrastrutture adeguate e con servizi ai minimi termini, a partire dai trasporti, peraltro penalizzati dalla condizione di insularità, che comporta costi logistici più alti e un minore accesso a risorse e opportunità. Non è un caso se ben 12 mila giovani all’anno abbandonano la Sicilia. È necessario promuovere soluzioni sostenibili – concludono i vertici provinciali di Cna – che puntino ad una maggiore equità, al fine di favorire occupazione, investimenti e sviluppo locale. Le nostre imprenditrici e i nostri imprenditori meritano un fisco più leggero ed equo”.